West Nile, l’altra emergenza estiva: aumenta il rischio anche sul lavoro
Crescono i casi in Italia, soprattutto nel Nord. La zanzara Culex pipiens preoccupa la sanità pubblica e impone nuove misure di prevenzione nei settori outdoor.
Emergenza West Nile: la zanzara che preoccupa l’Italia e i rischi per la sicurezza sul lavoro
Con l’estate tornano le zanzare, ma non tutte sono uguali. Tra le più temute in Italia oggi c’è la Culex pipiens, nota per essere il principale vettore del virus West Nile (WNV), un arbovirus trasmesso all’uomo e agli animali attraverso la puntura di zanzare infette. Negli ultimi mesi, i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) segnalano un incremento costante dei casi, soprattutto nel Nord Italia, dove si concentra la maggior parte delle segnalazioni.
Secondo l’ultimo bollettino del sistema di sorveglianza del WNV, aggiornato a fine luglio 2025, sono stati confermati oltre 70 casi umani in Italia, con la maggioranza localizzata in Veneto, Emilia-Romagna e Lombardia. Di questi, circa la metà ha manifestato la forma neuro-invasiva, la più grave, che può causare encefalite, meningite o paralisi. I decessi confermati sono finora 6.
Il virus è endemico nel nostro Paese e circola tra uccelli selvatici e zanzare, ma può essere trasmesso incidentalmente all’uomo e ai cavalli. La trasmissione non avviene da persona a persona, ma può avvenire in casi rari attraverso trasfusioni di sangue o trapianti, motivo per cui è attiva una sorveglianza su donatori in aree endemiche.
Rischi per la salute e sicurezza sul lavoro
La crescente diffusione del virus pone anche seri rischi per la sicurezza sul lavoro, soprattutto nei settori esposti all’aperto. Lavoratori agricoli, forestali, addetti alla manutenzione del verde, personale di cantiere e tutti coloro che operano in aree umide o rurali sono particolarmente vulnerabili.
Secondo le linee guida INAIL e le indicazioni regionali, il datore di lavoro ha l’obbligo di valutare i rischi biologici e adottare misure di prevenzione. In contesti ad alto rischio, il rischio West Nile deve essere incluso nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), con particolare attenzione ai turni serali o notturni, quando l’attività delle zanzare è più intensa.
Tra le misure raccomandate:
- Uso di abbigliamento protettivo e DPI (camicie a maniche lunghe, pantaloni lunghi, cappelli).
- Applicazione di repellenti cutanei a base di DEET o Icaridina.
- Installazione di zanzariere e barriere fisiche nei luoghi di lavoro fissi.
- Interventi di bonifica e disinfestazione nelle aree con ristagni d’acqua.
Vigilanza e prevenzione
Le autorità sanitarie locali sono impegnate in piani di sorveglianza entomologica, veterinaria e umana. Le Regioni colpite hanno attivato piani di disinfestazione straordinaria, monitoraggi con trappole per zanzare, test su cavalli e uccelli sentinella. Tuttavia, la lotta al virus passa anche dalla collaborazione dei cittadini e delle imprese, chiamati a rimuovere potenziali focolai (come sottovasi, grondaie o contenitori all’aperto).
L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera il West Nile un problema emergente di sanità pubblica, destinato a crescere con i cambiamenti climatici. In Italia, la sua presenza è ormai stabile da anni, ma la sua diffusione è amplificata da stagioni più calde, umide e prolungate.
Conclusioni
La zanzara West Nile non è solo un fastidio estivo, ma un problema sanitario e occupazionale. La prevenzione passa da una rete di azioni coordinate tra enti pubblici, datori di lavoro e singoli cittadini. Nei luoghi di lavoro, la protezione degli operatori esposti rappresenta una priorità e un obbligo normativo.
Una sorveglianza costante, informazione puntuale e misure preventive concrete sono gli strumenti più efficaci per contenere la minaccia del virus West Nile, che – se trascurata – potrebbe avere ripercussioni gravi sulla salute collettiva e sulla sicurezza lavorativa.